Le Origini

Vicino al Duomo, nel luogo in cui in passato si trovava l’orto del vescovado, è situata Piazza Broilo, il cui nome deriva appunto da ‘broilum’, termine latino medievale che indicava un piccolo terreno coltivato.

La piazza è caratterizzata da una pavimentazione in ciottoli che ne ricorda la vicinanza con l’Adige ed è attorniata da due imponenti facciate: quella del ‘palazzo degli Asili’, edificato in stile neoclassico negli ultimi decenni dell’Ottocento, e, sul lato meridionale, quella di ‘Casa Cerù’, descritta come ‘bella costruzione del Cinquecento che si distingue per le finestre rettangolari con stipiti in marmo rosso ed un poggiolo centrale a ringhiera barocca panciuta con porta ad architrave mistilineo’. (*)

 

Il Secolo Scorso

Da ricerche d’archivio risulta che il nome attuale del palazzo sia entrato in uso nel corso dell’Ottocento, in relazione alla famiglia aristocratica che vi risiedeva. Abbiamo trovato memorie di ricevimenti festosi ed eleganti che si sarebbero tenuti sull’altana del tetto con la presenza di musicisti e pietanze raffinate. A ricordo di quei tempi è rimasta, in un angolo alto del cortile, una campanella utilizzata dai padroni di casa per chiamare il personale domestico che alloggiava al piano superiore.

Durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale (1944) la cantina fonda del palazzo fu impiegata come rifugio antiaereo: osservando con molta attenzione sulla sinistra del portone di ingresso si riescono ancora a scorgere alcune tenui tracce della lettera ‘R’ che ne indicava la presenza.

 

Tempi Recenti

Sulla parte superiore di un camino interno, oggi non più in uso, è presente un fregio in marmo rosso di Verona raffigurante uno scudo decorato con tre ruote a sei raggi, posizionato sotto una corona da barone a sette punte, ed avente ai lati due colombe appoggiate su tralci di vite.

A titolo di curiosità riportiamo che nel film del 1984 ‘Uno scandalo perbene’ di Pasquale Festa Campanile, ispirato alla vicenda dello ‘smemorato di Collegno’ (1926), si può osservare una scena ambientata davanti a Palazzo Cerù nella quale due investigatori fermano il conte Guarienti (interpretato da Franco Fabrizi) quando egli esce dal portone di ingresso. Fu in quell’occasione che, per coerenza storica, venne cancellata dalla facciata del palazzo la lettera ‘R’.

 

Palazzo Cerù è stato una sede del consolato d’Austria fino al 2016 ed attualmente ospita un rinomato ristorante.

 

 

(*) L. Simeoni (“Verona: guida storico artistica”); F. dal Forno (“Case e palazzi di Verona”).